martedì 30 dicembre 2014
martedì 16 dicembre 2014
A COSA STO PENSANDO?
A cosa sto pensando? Sto
pensando a quella frase che è stata gridata in Parlamento, dai
"grillini", al presidente Matteo Renzi quando ha ricordato
i bambini uccisi dai talebani in Pakistan: «Pensa ai bambini italiani...!»
Come si può pensare che si strumentalizzi una strage di bambini innocenti?
Come si può non essere addolorati, incazzati, impotenti di fronte a una stupida, irrazionale, ingiustificabile malvagità?
E qui voglio riportare un pensiero, che condivido in pieno, che mio fratello ha scritto in proposito:
""Vi piace vincere facile a voi Talebani, eh? Facile uccidere 140 adolescenti disarmati. Facile. Ma loro non erano soldati, non avevano armi, non combattevano. Il fatto è che neanche voi siete dei soldati, siete solo dei mostri che combattono una guerra nel nome di un qualche dio misterioso che di certo non è questo che vorrebbe. Non siete guerrieri che combattono con onore, non rispettate il nemico, volete solo il sangue, sangue degli innocenti, per rappresaglia, per orgoglio, per ignoranza. E' solo la paura che vi spinge ad essere crudeli, voi amate la dittatura, disprezzate le donne, le nascondete, disprezzate tutto ciò che è diverso. Non amate la bellezza. Siete degli ignoranti vigliacchi che si nascondono e uccidono facendosi saltare imbottiti di esplosivo in mezzo a gente che non c'entra niente. La guerra è da disprezzare, ma se proprio la volete combattete a viso aperto, soldati contro soldati, e non mostri contro bambini. Che Allah non abbia molta pietà di voi.""
Mi ero promessa di non parlare più di politica e in effetti non lo sto facendo, sono imparziale e non sto dalla parte di nessuno, per il momento aspetto soltanto di vedere qualche risultato positivo e da quale parte venga per me è irrilevante, basta che arrivi.
Ma quando vedo e sento solo reazioni incontrollate tanto per contraddire ogni cosa, anziché concludere qualcosa di concreto... beh, allora non posso fare a meno di dire la mia.
Il M5S aveva guadagnato milioni di voti di persone esasperate e fiduciose che qualcosa sarebbe cambiato, ma credo che dopo il comportamento continuamente stupido e inconcludente dei suoi adepti, debba rassegnarsi a mettere i remi in barca, alle prossime elezioni.
Siamo vicini al Natale... già, il Natale! Festa della bontà, della gioia, della condivisione, della solidarietà... invece si pensa solo ai regali, agli addobbi, alle luci, dove passare le feste... e abbiamo perso il vero significato...
... però continuiamo a dirci Buon Natale! Buone feste! Auguri!
venerdì 12 dicembre 2014
lunedì 8 dicembre 2014
domenica 7 dicembre 2014
Occhio Livorno: Occhi su Lenny Bottai "Vado a giocarmi un mondiale...
Occhi su Lenny Bottai "Vado a giocarmi un mondiale, con Livorno nel cuore"
Il campione del popolo. Il pugile di sinistra. Lo hanno chiamato in diversi modi, per via della sua fede politica, per via del fatto che Lenny Bottai, istituzione della boxe livornese e non solo, è cresciuto nei quartieri popolari della nostra città. Fino a Las Vegas, si potrebbe dire, dove il prossimo 13 dicembre, nella splendida cornice del MGM, si batterà con Jermall Charlo per la semifinale del titolo mondiale dei superwelter. Occhio Livorno lo ha incontrato e gli ha chiesto di questa prossima esperienza, della sua carriera e di Livorno. Ci ha risposto con grande disponibilità e soprattutto, come sempre, senza peli sulla lingua.
Prima di parlare dell'incontro che affronterai il 13 Dicembre a Las Vegas, vorrei chiederti di parlarci del tuo percorso sportivo, dall'esordio fino all'affermazione, passando per l'apertura della tua scuola di pugilato.
Ho iniziato con la Kick boxing all'età di 13 anni, portato da un amico che il giorno dopo se la filò. Poi sono passato alla boxe e dopo dei buoni piazzamenti a livello nazionale junior, a 21 anni ho subito una squalifica per una contestazione ed ho smesso. A 28 mi son deciso a ritornare in palestra lottando prima col peso, 98.5kg, e poi coi pregiudizi. Nel 2006 per dare vita ad un progetto sportivo e sociale ho fondato la "Spes fortitude" e progettato la rinascita della boxe livornese. La cosa è andata bene, per me, ma anche per molti altri. Nel 2008, dopo aver con molta fatica recuperato un po' del tempo perso, sono riuscito a passare professionista. Avevo 31 anni e nessun credito, i più dicevano che sarei durato sì e no un anno. Fortunatamente per me, le cose sono andate diversamente.
La locandina dell'evento
(foto tratta dal profilo Facebook)
Andare a combattere negli Stati Uniti credo sia per te motivo di grande orgoglio. Ritieni questo un punto di arrivo della tua carriera? L'avresti mai immaginato?
Ritenerlo un punto di arrivo sarebbe porre un limite, io con rispetto, ma senza remore guardo quel che viene con orgoglio. Penso sarà a prescindere una grande esperienza, e spero segni l'inizio e non la fine di un percorso, in gioco c'è un mondiale. Mai dire mai.
Quali sono i tuoi prossimi obiettivi? Per cosa pensi sia troppo tardi invece?
Il prossimo obbiettivo è Las Vegas, a cos'è troppo tardi, inutile pensarci. Magari non avessi smesso quegli anni che avrebbero sportivamente fruttato di più, non sarei io. Oppure non avrei fatto nulla. Vivo quello che faccio, con amore ed orgoglio. Il resto è vita.
A Las Vegas è molto probabile che dovrai combattere davanti a migliaia di spettatori. Ne sarai condizionato? Cosa temi di più in territorio straniero?
L'MGM fa 18mila posti a sedere, sicuramente ci sarà da emozionarsi, in ogni caso temo più il cambiamento di ambiente, che il pubblico. Sono abituato al mio.
Negli sport di combattimento non si può prescindere dall'avversario che si ha di fronte. Come hai preparato questo incontro? Come hai studiato il tuo avversario?
Il mio avversario (Jermall Charlo,n.d.r.) è giovane, e quotatissimo, elegante e tecnicamente bravo. Diciamo un clone dello stile americano. Mi sono preparato per far valere le mie carte, che sono vigore ed intensità, poi sul ring si vedrà. Non ho nulla da perdere e tutto da guadagnare, sono ottavo in classifica, i primi 6 hanno abdicato. Io no.
A meno di quindici giorni dall'incontro che emozioni provi?
Vivo una situazione surreale, sembra che ho focalizzato, ma poi come la scorsa sera guardo un match dagli USA (Pacquiao-Algeri) e dico "...zzo ma quello è l'MGM? Sarò lì tra una settimana...".
Per anni sei stato una delle voci più autorevoli della curva livornese, incarni la livornesità fatta persona, eppure nessuno sponsor si è fatto avanti per sostenerti in questo evento così importante che stai per affrontare. Come interpreti questo fatto?
Un segnale chiaro, rappresento gente che evidentemente non abita i piani alti che potrebbero farmi da sponsor, ma magari lavorano per questi ultimi come operai. Ciò mi va anche bene. La cosa triste è che gli unici che mi hanno teso una mano sonoSpinelli ed il Livorno Calcio, ossia imprenditori genovesi. Forse per alcuni la "livornesità" è un concetto legato alla spendibilità di un personaggio.
E' nota a tutti la tua fede politica e non hai mai nascosto il tuo impegno politico. Come si conciliano sport e politica? Hai mai avuto problemi per questa tua sincerità, credi ti abbia precluso qualche possibilità?
Lenny con un cartello a sostegno degli operai della TRW
foto tratta dal profilo Facebook)
La fede politica, o meglio, avere idee, percezione di come dovrebbe essere gestita una società, dovrebbe essere cosa normale per tutti. Quindi anche di un atleta, se si parte dal presupposto che è prima di tutto uomo. Poi, se vogliamo dire che, siccome oggi come oggi non schierarsi comporta maggiori possibilità, accettiamo una stortura. Quando sono all'angolo o in palestra non faccio politica, non ce n'è il tempo, e sarebbe stupido, premesso che su alcuni concetti non soprassiedo, come razzismo, sessismo o varie forme di pregiudizi o prevaricazione sugli altri. Indubbiamente una persona come me funge da spartiacque e chi non ha il dono dell'onestà intellettuale finisce per giudicare il pugile o l'uomo non solo per quello, ma per come la pensa. L'accettazione di questo procedimento mentale è precursore del clientelismo e delle posizioni di comodo, quello che rovina questo paese.
Livorno è da sempre una città molto sportiva; credi che le varie amministrazioni che si sono succedute abbiano fatto abbastanza per promuovere lo sport? Credi che gli atleti livornesi di alto livello di varie discipline abbiano le opportunità giuste ed il sostegno per emergere?
No, assolutamente, anzi, temo che questo atteggiamento di usare lo sport come promozione delle parti politiche sia figlio della cultura detta. Cioè, se io voglio fare per lo sport, faccio per la cultura sportiva e per la cittadinanza a prescindere. A mio avviso invece la necessità politica è stata spesso di legarsi a figure sportive per avere indietro voti. Di qui, evidentemente, anche il silenzio che mi circonda. A Firenze hanno presentato Bundu (pugile sierraleonese, naturalizzato italiano, che combatterà anche lui il 13 dicembre a Las Vegas, n.d.r.) a Palazzo Vecchio e faranno un mega schermo al Mandela Forum, a Livorno in passato e adesso, nonostante cinque titoli portati nel nome di questa città, dare voce o spazio a "Lenny" costituisce un evidente tabù perché non c'è mai stata "merce di scambio", consentimi il termine. Ho presentato ed ho progetti per lo sport con uso sociale, non come lucro, abbiamo progetti con case famiglia e per la salute mentale, avessi accettato come altri miei colleghi di finire in qualche lista civica oppure in qualche meccanismo affine, magari qualcosa sarebbe diverso? Non lo so. In ogni caso io la politica che riconosco è quella che viene dal basso. Perché la politica vera si fa in strada e nelle piazze, mai nelle stanze.
Come vivi il tuo rapporto con Livorno? Cosa ti piace della tua città e cosa proprio non puoi sopportare?
Uno dei tatuaggi di Bottai è la fortezza vecchia, simbolo di Livorno
La amo. Amo quel suo modo di essere mondo a sé. Disordinata e pura, ribelle, semplice, diretta. Anche se sta cambiando. La situazione di crisi sta distogliendo la gente da quale è la vera via di soluzione. Le battaglie fra poveri non servono a nulla. Livorno nasce dalle leggi Livornine, dall'unione cosmopolita di un progetto comune. Il nemico non è colui che viene da chissà dove in cerca di vivibilità, ma chi ce la toglie quando ce ne sarebbe per tutti. Se non ci fossero stati gli esuli delle tante comunità che hanno fatto questa città, non ci sarebbe stata Livorno. Poi sia chiaro, non è buonismo. Si parla di chi accetta di sposare la causa della città e di viverla, chi ha altre intenzioni fa bene a starne lontano. Ma guai a cadere negli stereotipi e nei luoghi comuni. Cosa vorrei e non sopporto? Che non si racconti la sua storia, perché farlo, forse, esautorerebbe un approccio dall'alto che va in tutt'altra direzione. Vuoi un esempio palese? Il nemico non è colui a cui assegnano una casa popolare, giallo, nero o verde, normale o categoria protetta, ma colui che per anni ha gestito i patrimoni pubblici con clientelismo e facendo in modo che si lotti tra poveri per un diritto come la casa. Lo dice uno, cresciuto in una casa popolare, che adesso paga per stare dove sta. Ma ciò non cambia nulla.
Cosa consiglieresti ad un giovane che vuole fare della sua passione sportiva un lavoro? E invece a uno che vive una conflittualità con la sua città?
Ad un giovane che cerca di fare della boxe un mestiere, direi che è un bel casino. Bisogna inventarsi ed essere come me, adesso: cioè precario. Ma del resto lo ero da operaio e lo sono tanti miei amici, che rispetto per questo. Per questo coraggio. La conflittualità con la città è, come ogni contraddizione nella dottrina ideologica che amo, mezzo importante di riflessione ed avanzamento. Io dico che la città è sull'orlo o di un cambiamento o di un baratro. Livorno deve rinnovare il suo modo di stare al mondo. Non omologarsi, ma progredire e riprendere quella cultura popolare sepolta anni fa, quando il clientelismo e gli affari hanno corroso quelle idee che l'hanno resa unica. È stato frutto di una situazione politica più ampia, che solo ora ha spiegato quale fosse la natura di un "progressismo revisionista", tuttavia, se ciò è stato facile, è perché è mancata la sacrosanta cultura del confronto, dell'autocritica e del dibattito interno. Concetti che sembrano difficili ma vanno messi al centro della vita di tutti per essere reali.
Grazie a Lenny della disponibilità, in bocca a lupo campione!
Il campione del popolo. Il pugile di sinistra. Lo hanno chiamato in diversi modi, per via della sua fede politica, per via del fatto che Lenny Bottai, istituzione della boxe livornese e non solo, è cresciuto nei quartieri popolari della nostra città. Fino a Las Vegas, si potrebbe dire, dove il prossimo 13 dicembre, nella splendida cornice del MGM, si batterà con Jermall Charlo per la semifinale del titolo mondiale dei superwelter. Occhio Livorno lo ha incontrato e gli ha chiesto di questa prossima esperienza, della sua carriera e di Livorno. Ci ha risposto con grande disponibilità e soprattutto, come sempre, senza peli sulla lingua.
Prima di parlare dell'incontro che affronterai il 13 Dicembre a Las Vegas, vorrei chiederti di parlarci del tuo percorso sportivo, dall'esordio fino all'affermazione, passando per l'apertura della tua scuola di pugilato.
Ho iniziato con la Kick boxing all'età di 13 anni, portato da un amico che il giorno dopo se la filò. Poi sono passato alla boxe e dopo dei buoni piazzamenti a livello nazionale junior, a 21 anni ho subito una squalifica per una contestazione ed ho smesso. A 28 mi son deciso a ritornare in palestra lottando prima col peso, 98.5kg, e poi coi pregiudizi. Nel 2006 per dare vita ad un progetto sportivo e sociale ho fondato la "Spes fortitude" e progettato la rinascita della boxe livornese. La cosa è andata bene, per me, ma anche per molti altri. Nel 2008, dopo aver con molta fatica recuperato un po' del tempo perso, sono riuscito a passare professionista. Avevo 31 anni e nessun credito, i più dicevano che sarei durato sì e no un anno. Fortunatamente per me, le cose sono andate diversamente.

La locandina dell'evento
(foto tratta dal profilo Facebook)
Andare a combattere negli Stati Uniti credo sia per te motivo di grande orgoglio. Ritieni questo un punto di arrivo della tua carriera? L'avresti mai immaginato?
Ritenerlo un punto di arrivo sarebbe porre un limite, io con rispetto, ma senza remore guardo quel che viene con orgoglio. Penso sarà a prescindere una grande esperienza, e spero segni l'inizio e non la fine di un percorso, in gioco c'è un mondiale. Mai dire mai.
Quali sono i tuoi prossimi obiettivi? Per cosa pensi sia troppo tardi invece?
Il prossimo obbiettivo è Las Vegas, a cos'è troppo tardi, inutile pensarci. Magari non avessi smesso quegli anni che avrebbero sportivamente fruttato di più, non sarei io. Oppure non avrei fatto nulla. Vivo quello che faccio, con amore ed orgoglio. Il resto è vita.
A Las Vegas è molto probabile che dovrai combattere davanti a migliaia di spettatori. Ne sarai condizionato? Cosa temi di più in territorio straniero?
L'MGM fa 18mila posti a sedere, sicuramente ci sarà da emozionarsi, in ogni caso temo più il cambiamento di ambiente, che il pubblico. Sono abituato al mio.
Negli sport di combattimento non si può prescindere dall'avversario che si ha di fronte. Come hai preparato questo incontro? Come hai studiato il tuo avversario?
Il mio avversario (Jermall Charlo,n.d.r.) è giovane, e quotatissimo, elegante e tecnicamente bravo. Diciamo un clone dello stile americano. Mi sono preparato per far valere le mie carte, che sono vigore ed intensità, poi sul ring si vedrà. Non ho nulla da perdere e tutto da guadagnare, sono ottavo in classifica, i primi 6 hanno abdicato. Io no.
A meno di quindici giorni dall'incontro che emozioni provi?
Vivo una situazione surreale, sembra che ho focalizzato, ma poi come la scorsa sera guardo un match dagli USA (Pacquiao-Algeri) e dico "...zzo ma quello è l'MGM? Sarò lì tra una settimana...".
Per anni sei stato una delle voci più autorevoli della curva livornese, incarni la livornesità fatta persona, eppure nessuno sponsor si è fatto avanti per sostenerti in questo evento così importante che stai per affrontare. Come interpreti questo fatto?
Un segnale chiaro, rappresento gente che evidentemente non abita i piani alti che potrebbero farmi da sponsor, ma magari lavorano per questi ultimi come operai. Ciò mi va anche bene. La cosa triste è che gli unici che mi hanno teso una mano sonoSpinelli ed il Livorno Calcio, ossia imprenditori genovesi. Forse per alcuni la "livornesità" è un concetto legato alla spendibilità di un personaggio.
E' nota a tutti la tua fede politica e non hai mai nascosto il tuo impegno politico. Come si conciliano sport e politica? Hai mai avuto problemi per questa tua sincerità, credi ti abbia precluso qualche possibilità?

Lenny con un cartello a sostegno degli operai della TRW
foto tratta dal profilo Facebook)
La fede politica, o meglio, avere idee, percezione di come dovrebbe essere gestita una società, dovrebbe essere cosa normale per tutti. Quindi anche di un atleta, se si parte dal presupposto che è prima di tutto uomo. Poi, se vogliamo dire che, siccome oggi come oggi non schierarsi comporta maggiori possibilità, accettiamo una stortura. Quando sono all'angolo o in palestra non faccio politica, non ce n'è il tempo, e sarebbe stupido, premesso che su alcuni concetti non soprassiedo, come razzismo, sessismo o varie forme di pregiudizi o prevaricazione sugli altri. Indubbiamente una persona come me funge da spartiacque e chi non ha il dono dell'onestà intellettuale finisce per giudicare il pugile o l'uomo non solo per quello, ma per come la pensa. L'accettazione di questo procedimento mentale è precursore del clientelismo e delle posizioni di comodo, quello che rovina questo paese.
Livorno è da sempre una città molto sportiva; credi che le varie amministrazioni che si sono succedute abbiano fatto abbastanza per promuovere lo sport? Credi che gli atleti livornesi di alto livello di varie discipline abbiano le opportunità giuste ed il sostegno per emergere?
No, assolutamente, anzi, temo che questo atteggiamento di usare lo sport come promozione delle parti politiche sia figlio della cultura detta. Cioè, se io voglio fare per lo sport, faccio per la cultura sportiva e per la cittadinanza a prescindere. A mio avviso invece la necessità politica è stata spesso di legarsi a figure sportive per avere indietro voti. Di qui, evidentemente, anche il silenzio che mi circonda. A Firenze hanno presentato Bundu (pugile sierraleonese, naturalizzato italiano, che combatterà anche lui il 13 dicembre a Las Vegas, n.d.r.) a Palazzo Vecchio e faranno un mega schermo al Mandela Forum, a Livorno in passato e adesso, nonostante cinque titoli portati nel nome di questa città, dare voce o spazio a "Lenny" costituisce un evidente tabù perché non c'è mai stata "merce di scambio", consentimi il termine. Ho presentato ed ho progetti per lo sport con uso sociale, non come lucro, abbiamo progetti con case famiglia e per la salute mentale, avessi accettato come altri miei colleghi di finire in qualche lista civica oppure in qualche meccanismo affine, magari qualcosa sarebbe diverso? Non lo so. In ogni caso io la politica che riconosco è quella che viene dal basso. Perché la politica vera si fa in strada e nelle piazze, mai nelle stanze.
Come vivi il tuo rapporto con Livorno? Cosa ti piace della tua città e cosa proprio non puoi sopportare?

Uno dei tatuaggi di Bottai è la fortezza vecchia, simbolo di Livorno
La amo. Amo quel suo modo di essere mondo a sé. Disordinata e pura, ribelle, semplice, diretta. Anche se sta cambiando. La situazione di crisi sta distogliendo la gente da quale è la vera via di soluzione. Le battaglie fra poveri non servono a nulla. Livorno nasce dalle leggi Livornine, dall'unione cosmopolita di un progetto comune. Il nemico non è colui che viene da chissà dove in cerca di vivibilità, ma chi ce la toglie quando ce ne sarebbe per tutti. Se non ci fossero stati gli esuli delle tante comunità che hanno fatto questa città, non ci sarebbe stata Livorno. Poi sia chiaro, non è buonismo. Si parla di chi accetta di sposare la causa della città e di viverla, chi ha altre intenzioni fa bene a starne lontano. Ma guai a cadere negli stereotipi e nei luoghi comuni. Cosa vorrei e non sopporto? Che non si racconti la sua storia, perché farlo, forse, esautorerebbe un approccio dall'alto che va in tutt'altra direzione. Vuoi un esempio palese? Il nemico non è colui a cui assegnano una casa popolare, giallo, nero o verde, normale o categoria protetta, ma colui che per anni ha gestito i patrimoni pubblici con clientelismo e facendo in modo che si lotti tra poveri per un diritto come la casa. Lo dice uno, cresciuto in una casa popolare, che adesso paga per stare dove sta. Ma ciò non cambia nulla.
Cosa consiglieresti ad un giovane che vuole fare della sua passione sportiva un lavoro? E invece a uno che vive una conflittualità con la sua città?
Ad un giovane che cerca di fare della boxe un mestiere, direi che è un bel casino. Bisogna inventarsi ed essere come me, adesso: cioè precario. Ma del resto lo ero da operaio e lo sono tanti miei amici, che rispetto per questo. Per questo coraggio. La conflittualità con la città è, come ogni contraddizione nella dottrina ideologica che amo, mezzo importante di riflessione ed avanzamento. Io dico che la città è sull'orlo o di un cambiamento o di un baratro. Livorno deve rinnovare il suo modo di stare al mondo. Non omologarsi, ma progredire e riprendere quella cultura popolare sepolta anni fa, quando il clientelismo e gli affari hanno corroso quelle idee che l'hanno resa unica. È stato frutto di una situazione politica più ampia, che solo ora ha spiegato quale fosse la natura di un "progressismo revisionista", tuttavia, se ciò è stato facile, è perché è mancata la sacrosanta cultura del confronto, dell'autocritica e del dibattito interno. Concetti che sembrano difficili ma vanno messi al centro della vita di tutti per essere reali.
Grazie a Lenny della disponibilità, in bocca a lupo campione!
lunedì 1 dicembre 2014
domenica 23 novembre 2014
domenica 16 novembre 2014
OTTIMA IDEA
La mia inventiva non ha
limiti e ciò che sembra un banale quadretto, è invece la
mimetizzazione di un brutto sportello che nasconde il contatore
dell'acqua.
Prima ci tenevo davanti
una vecchia libreria, che dovevo spostare ogni volta per la lettura
del contatore, quindi la faccenda era molto impegnativa, anzi era una
vera rottura di scatole. Poi ci appesi un quadro vero, ma, anche
questo ogni volta lo dovevo staccare. Allora mi è venuta l'idea di
attaccare al chiodo una cornice vuota e dipingere sullo sportello un
bel volo di gabbiani, così ho risolto il problema di dover fare
acrobazie per leggere il contatore dell'acqua.
giovedì 13 novembre 2014
DISPERAZIONE
E' SUCCESSO A MILANO....storia di
ordinaria disperazione.
Angela una donna di 76 anni come tutte le mattine si reca al supermercato "Pam di via Archimede Milano"; tira fuori gli occhiali per controllare i prezzi con cura meticolosa; scarta il prosciutto crudo e il cotto, scarta i salumi, scarta la mozzarella, tutto costa troppo, deve fare una scelta...
Sceglie quella con il costo più basso, la infila nel carrello dove ci sono già una scatoletta di tonno e del pan carré.
La Signora Angela, si reca verso la corsia dei formaggi, con le dita sfiora il parmigiano, fruga tra i pacchetti alla ricerca di quello meno voluminoso, legge accuratamente ogni prezzo, e poi lo ripone come se avesse un ripensamento sulla scelta.
In verità la Signor Angela non ha abbastanza soldi per comprare il formaggio, decide di andare via, ma é un attimo, vede una scatoletta di Tic Tac alla menta abbandonata vicino al banco frigo, la mano scivola verso la casacca e sospinge la piccola scatolina di Tic Tac nella sua borsa.
Lei non lo sa, ma la scena viene vista dal direttore del supermercato: «Signora, Signora mi scusi può mostrarmi la sua borsa?» Pochi euro, appena tre prodotti. «Un controllo di rito, dice con un sorriso la guardia, mi segua di là»...
Il locale dove si confessano queste minuscole vergogne è un ufficio: lei da una parte, l'anziana dall'altra. «Forse ha dimenticato qualcosa - dice il direttore - sa, a volte capita...» Lei abbassa gli occhi, è rossa in volto, si vergogna, trema...
La signora Angela: "É la prima volta, mi creda non sono una ladra; ho lavorato una vita facendo sacrifici per far crescere i miei figli, ed oggi mi trovo qui a rubare una scatoletta di Tic Tac, mi vergogno molto".
La scatoletta di Tic Tac alla menta finisce sulla scrivania: il prezzo é € 0.75 centesimi.
Nonostante questo, il direttore di nome Valerio non voluto sentire ragioni, ed ha seguito rigidamente il protocollo chiamando la Polizia per denunciare la donna.
Arriva la Polizia, dalla macchina scendono 2 agenti di nome Arturo Scongiu e Francesco Console.
Racconta Arturo Scongiu uno dei due agenti:
«quella vecchina indifesa che si scusava e diceva piangendo di non avere i soldi per pagare le mentine tremava come una foglia, ho capito subito che si trattava di una persona che fa fatica ad arrivare alla fine della prima settimana del mese. Le ho chiesto quanto pigliasse di pensione; lei, nascondendosi dietro il mio collega, mi ha risposto 320 euro. Mi ha fatto pena, ho immaginato mia nonna che non ho più, ho aperto il portafoglio e pagato le mentine al direttore».
E il direttore del Pam?
«L'ho chiamato in disparte, c'era tanta gente attorno. Gli ho detto due paroline. A questo punto (eravamo tornati davanti al supermercato) dalle persone che si erano raccolte attorno a noi si è levato un applauso spontaneo, pensa che un signore mi è venuto vicino e mi ha chiesto di poter pagare lui la spesa che la signora Angela aveva fatto: una scatoletta di tonno e del pan carrè».
Il gesto di questa donna di Milano è solo il simbolo di una parte dell'Italia che è ridotta veramente in situazioni economiche drammatiche, in totale dissonanza con il denaro pubblico sprecato e male usato, denaro pubblico che potrebbe essere messo a disposizione di quelle povere persone che non hanno cosa mangiare all'ora dei pasti.
6.12
FONTI NOTIZIA: Corriere della Sera, Tgcom24, Oggi e molti altri.
UNA RIFLESSIONE:
I nostri rispettosissimi governanti, riescono a vedere l'enorme disparità di trattamento, e l'enorme ingiustizia di tutto questo?
Qualcuno guadagna € 90.000 al mese, altri € 300.
Qualcuno ruba Milioni e non succede nulla, Nonna Angela 0,76 centesimi !!!!
MESSAGGIO x LA SIGNORA ANGELA:
Cara nonna Angela, non vergognarti per la tua azione, è la condizione economica che ti hanno riservato che non rispetta la dignità degli anziani. A noi fa più arrabbiare il gesto del Direttore.... non il tuo!
UN GRANDE ABBRACCIO
Siamo per la dignità.
FACCIAMO GIRARE QUESTA INGIUSTIZIA. CONDIVIDI.
Angela una donna di 76 anni come tutte le mattine si reca al supermercato "Pam di via Archimede Milano"; tira fuori gli occhiali per controllare i prezzi con cura meticolosa; scarta il prosciutto crudo e il cotto, scarta i salumi, scarta la mozzarella, tutto costa troppo, deve fare una scelta...
Sceglie quella con il costo più basso, la infila nel carrello dove ci sono già una scatoletta di tonno e del pan carré.
La Signora Angela, si reca verso la corsia dei formaggi, con le dita sfiora il parmigiano, fruga tra i pacchetti alla ricerca di quello meno voluminoso, legge accuratamente ogni prezzo, e poi lo ripone come se avesse un ripensamento sulla scelta.
In verità la Signor Angela non ha abbastanza soldi per comprare il formaggio, decide di andare via, ma é un attimo, vede una scatoletta di Tic Tac alla menta abbandonata vicino al banco frigo, la mano scivola verso la casacca e sospinge la piccola scatolina di Tic Tac nella sua borsa.
Lei non lo sa, ma la scena viene vista dal direttore del supermercato: «Signora, Signora mi scusi può mostrarmi la sua borsa?» Pochi euro, appena tre prodotti. «Un controllo di rito, dice con un sorriso la guardia, mi segua di là»...
Il locale dove si confessano queste minuscole vergogne è un ufficio: lei da una parte, l'anziana dall'altra. «Forse ha dimenticato qualcosa - dice il direttore - sa, a volte capita...» Lei abbassa gli occhi, è rossa in volto, si vergogna, trema...
La signora Angela: "É la prima volta, mi creda non sono una ladra; ho lavorato una vita facendo sacrifici per far crescere i miei figli, ed oggi mi trovo qui a rubare una scatoletta di Tic Tac, mi vergogno molto".
La scatoletta di Tic Tac alla menta finisce sulla scrivania: il prezzo é € 0.75 centesimi.
Nonostante questo, il direttore di nome Valerio non voluto sentire ragioni, ed ha seguito rigidamente il protocollo chiamando la Polizia per denunciare la donna.
Arriva la Polizia, dalla macchina scendono 2 agenti di nome Arturo Scongiu e Francesco Console.
Racconta Arturo Scongiu uno dei due agenti:
«quella vecchina indifesa che si scusava e diceva piangendo di non avere i soldi per pagare le mentine tremava come una foglia, ho capito subito che si trattava di una persona che fa fatica ad arrivare alla fine della prima settimana del mese. Le ho chiesto quanto pigliasse di pensione; lei, nascondendosi dietro il mio collega, mi ha risposto 320 euro. Mi ha fatto pena, ho immaginato mia nonna che non ho più, ho aperto il portafoglio e pagato le mentine al direttore».
E il direttore del Pam?
«L'ho chiamato in disparte, c'era tanta gente attorno. Gli ho detto due paroline. A questo punto (eravamo tornati davanti al supermercato) dalle persone che si erano raccolte attorno a noi si è levato un applauso spontaneo, pensa che un signore mi è venuto vicino e mi ha chiesto di poter pagare lui la spesa che la signora Angela aveva fatto: una scatoletta di tonno e del pan carrè».
Il gesto di questa donna di Milano è solo il simbolo di una parte dell'Italia che è ridotta veramente in situazioni economiche drammatiche, in totale dissonanza con il denaro pubblico sprecato e male usato, denaro pubblico che potrebbe essere messo a disposizione di quelle povere persone che non hanno cosa mangiare all'ora dei pasti.
6.12
FONTI NOTIZIA: Corriere della Sera, Tgcom24, Oggi e molti altri.
UNA RIFLESSIONE:
I nostri rispettosissimi governanti, riescono a vedere l'enorme disparità di trattamento, e l'enorme ingiustizia di tutto questo?
Qualcuno guadagna € 90.000 al mese, altri € 300.
Qualcuno ruba Milioni e non succede nulla, Nonna Angela 0,76 centesimi !!!!
MESSAGGIO x LA SIGNORA ANGELA:
Cara nonna Angela, non vergognarti per la tua azione, è la condizione economica che ti hanno riservato che non rispetta la dignità degli anziani. A noi fa più arrabbiare il gesto del Direttore.... non il tuo!
UN GRANDE ABBRACCIO
Siamo per la dignità.
FACCIAMO GIRARE QUESTA INGIUSTIZIA. CONDIVIDI.
mercoledì 5 novembre 2014
COZZE AL FORNO
COZZE AL FORNO
Ingredienti: per 4 persone
1 Kg. di cozze sgusciate a metà
1 spicchio d'aglio
un ciuffo di prezzemolo
1 peperoncino
qualche cucchiaio di polpa di pomodoro
besciamella: 1/2 lt. di latte
2 cucchiai
abbondanti di farina
1/2 etto di burro
un pizzico di sale
Disporre le cozze in una pirofila da
forno, senza sovrapporle, con un filo di olio sulla base, spolverarle
con il trito di aglio, peperoncino e prezzemolo, aggiungere qua e là
la polpa di pomodoro (facoltativa).
Nel frattempo preparare la besciamella:
sciogliere in un pentolino il burro, togliere dal fuoco e aggiungere
la farina, con la frusta girare il tutto aggiungendo il latte poco
per volta, un pizzico di sale e rimettere sul fuoco rimestando
continuamente con la frusta per non fare grumi, fino alla densità
ottimale.
Coprire le cozze con la besciamella e
mettere in forno a 200° con il termostato sul grill, fino a che la
besciamella sia gratinata (circa 10-15 minuti).
Delicate e gustose.
martedì 28 ottobre 2014
NONCURANZA
Dicono che stando vicino a chi è in
difficoltà, si viene bagnati da pioggia di onde negative...
Ah, ecco perché vedo tanti ombrelli in
lontananza!
domenica 19 ottobre 2014
LA COSCIENZA DEI POETI
L'alba è il mio mantello
che copre i sogni della notte,
i rumori sono assopiti
e fuori dalle persiane
brilla ancora una stella,
sentinella della luna ruffiana.
Poi,
il risveglio di gente fortunata
che può andare a lavorare,
copre il silenzio
di bocche che hanno fame.
Guardo in alto,
dove vanno a finire i pensieri
e cerco una risposta
a tutte le miserie di questa società.
Trattengo il fiato,
caduca apnea di riflessione,
che non trova risposta
a tutti gli ingenui perché.
Oh, se i governanti fossero poeti!
martedì 30 settembre 2014
TENEREZZA
Avanzava lentamente
assorta nella sua insicurezza,
piccola vecchia donna
dai capelli imbiancati di vita vissuta.
Vestiva con nobile gusto,
riflesso della sua dignità,
camminava sfidando il tempo
con la forza di chi non si arrende,
eppure fermava il passo
quasi ad ogni respiro,
poggiando la sua mano tremula
sul bastone dal pomo d'argento.
Emblema del prossimo divenire,
mi ha regalato una lacrima di
tenerezza.
martedì 23 settembre 2014
giovedì 18 settembre 2014
QUEL CHE RESTA DEL CANTIERE ORLANDO A LIVORNO
Si chiude un altro pezzo di storia, perché il cantiere navale Fratelli Orlando è stato uno storico cantiere di Livorno, fondato nel XIX secolo e acquistato, a seguito di una crisi finanziaria, dalla società Azimut-Benetti, ancora operante per yacht di lusso.
La concessione del
cantiere fu affidata nel 1866 alla famiglia Orlando, che
in breve ne fece un cantiere moderno ed al passo con le altre nazioni
europee, grazie alla costruzione di importanti corazzate militari.
Il cantiere navale Fratelli Orlando venne fondato come società
in nome collettivo. Gli Orlando erano quattro fratelli (Luigi,
Salvatore, Paolo e Giuseppe) originari della Sicilia, già
proprietari di una officina meccanica in Palermo; inoltre Luigi,
prima di rilevare la fabbrica livornese, era stato direttore
dell'arsenale di Genova, divenuto in seguito il cantiere
Odero.
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Tra
le prime navi allestite nel cantiere labronico occorre ricordare la
possente Lepanto, gemella dell'Italia, varata nel 1883 tra
molte preoccupazioni a causa dell'inadeguatezza della darsena in cui
sarebbe dovuta avvenire la discesa in mare. Molti sono gli aneddoti
legati a questo varo. I tecnici della Regia Marina, vista la
situazione critica, avevano persino ipotizzato di smantellare la
nave, mentre Salvatore Orlando diede ordine di disporre
trasversalmente una serie di gomene così da rallentare la marcia
dello scafo. Le cronache narrano che tanta era la tensione legata a
questo evento, dal quale dipendeva il futuro del cantiere stesso, che
Salvatore Orlando presenziò al varo con una rivoltella in
tasca per togliersi la vita in caso di insuccesso.[2] Il felice
esito del varo portò al concretizzarsi di un'ulteriore serie di
commesse provenienti anche dall'Argentinae dal Portogallo.
Parallelamente, con la costruzione del più grande Scalo Morosini, il
cantiere fu in grado di far fronte anche alle lavorazioni più
impegnative.
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L'importanza del cantiere
crebbe notevolmente, tanto che, nel 1886 gli operai erano
ben 1.140, ma numerosi erano anche gli addetti in industrie legate
alla cantieristica, come la società metallurgica italiana.
Questa progressiva industrializzazione, che interessò soprattutto le
aree a nord della città, segnò il superamento della crisi legata
all'abolizione del porto franco (1868).
Nel 1904 la
denominazione ufficiale cambiò in "Cantiere Navale Fratelli
Orlando & C." e nel 1925 in società
anonima "Cantieri Navali Orlando".
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Oggi ho fotografato questo ingresso in fase di ristrutturazione e come si può notare sulla destra della foto, dove prima c'erano i capannoni di lavoro, hanno costruito una serie di negozi, tra cui la Coop, e abitazioni in stile moderno con balconi che sembrano gabbie.
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Incrociatore Trento
Incrociatore Gorizia
Incrociatore Pola
Cacciatorpediniere Camicia Nera
Dopo la realizzazione
dell'incrociatore Trento, varato il 4 ottobre 1927,
nel 1929 in seguito alla fusione con l'Odero-Terni,
proprietaria del cantieri del Muggiano e delle Officine
Meccaniche Vickers-Terni di La Spezia e
dei cantieri Odero di Genova la denominazione del cantiere
divenne Odero-Terni-Orlando con direzione amministrativa
a Genova.
Con la costituzione dell'IRI nel 1933, il
cantiere entrò a far parte delle società a partecipazione statale.
In questo periodo numerose furono le realizzazioni dello
stabilimento, come gli incrociatori pesanti Gorizia,
nel 1930 e Pola nel 1931, l'intera classe di cacciatorpediniere Poeti diversi, cacciatorpediniere della classe Soldati, tra cui l'unità
capo classe Camicia Nera, nel 1938.
In questo periodo il
cantiere dette prova di aver raggiunto un’elevata capacità nelle
costruzioni navali, e vi furono anche realizzazioni per marine estere
in particolare la realizzazione dell’esploratore veloce Taškent,
realizzato nel 1937 per la Marina sovietica.
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Nel corso della seconda
guerra mondiale i catastrofici bombardamenti causarono
danni ingentissimi all'intera struttura, quasi completamente
distrutta.
Il 28 maggio
del 1943 i bombardieri americani sganciarono
centinaia di bombe sulla città di Livorno, colpendo a più riprese
gli stabilimenti. Per non fermare la produzione, le officine
meccaniche furono spostate presso gli stabilimenti della SICE, altre
officine presso l'Accademia navale, mentre gli uffici e la direzione
presso un edificio adAntignano.
In seguito alle vicende che seguirono
l'armistizio dell'8 settembre, il cantiere venne occupato
dai tedeschi, che vi rimasero fino all’arrivo degli americani
nel luglio del 1944.
Nel dopoguerra furono
quindi avviati i lavori di ricostruzione, che procedettero tra molte
difficoltà, legate soprattutto all'opposizione della direzione
generale alla riapertura del cantiere labronico. Tuttavia, grazie al
contributo di tutti i lavoratori e dell'intera città, l'IRI stanziò
un finanziamento per la ricostruzione dello Scalo Morosini, i cui
lavori cominciarono nel 1949, mentre il cantiere, insieme a
quello del Muggiano, venne incorporato dall'Ansaldo.
Sotto la nuova gestione il cantiere
assunse la denominazione "Ansaldo S.p.A. - Stabilimento Luigi
Orlando". In quegli anni circa duemila dipendenti lavorarono
alla costruzioni di navi quali il peschereccio oceanico Mafalda,
la cisterna Mino D'Amico, le petroliere Adriana
Fassio e Antonietta Fassio, la motonave Tito
Campanella e le navi militari Indomito e Intrepido.
A questa fase di intensa attività
seguì, a partire dagli anni sessanta, un periodo di crisi che
portò ad un ridimensionamento del cantiere, con i dipendenti in
eccesso che furono trasferiti in un nuovo stabilimento di carpenteria
metallica a Guasticce (la CMF, oggi riconvertita ad altri
usi), nel comune di Collesalvetti.
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Questa mattina ho fotografato quello che resta del vecchio cantiere.
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Ma in compenso hanno costruito sfilze di edifici ad uso abitativo, per uffici, negozi che in maggior parte sono ancora chiusi, qualche piccolo supermercato.
Con la crisi che c'è in Italia, chi avrà il coraggio di aprire un negozio in questa zona? E chi andrà a comprare o ad abitarci, quando non ci sono soldi neppure per mangiare?
Ma sì, i clienti ricchi del cantiere Benetti!
lunedì 15 settembre 2014
ALTRE DIMENSIONI
Dimensioni parallele,
dove forse lo spirito
vale più della materia,
sfiorano le nostre vie
costruite su precari detriti
di società contraffatte.
Di uno spazio illimitato
luci e colori voglio immaginare
a rendere fertili le menti,
pura energia,
racchiusa in corpi diversamente umani.
Noi,
così superbi,
così presuntuosi,
così disumani, a volte,
ci lasciamo abbagliare da luci vane,
dipingiamo di nero i colori,
rubiamo la dignità del debole
e spegniamo lentamente
lo splendore del nostro spirito.
lunedì 8 settembre 2014
IL CUORE BALLA
L'ETÀ
DEL CUORE
Il cuore canta, il cuore balla
melodie dimenticate
negli abissi della mente.
Aspetta, si anima di luce,
spera parole sognate.
Non ha età, né sente
il passar del tempo per amare.
Immagina profumi
desidera carezze
ascolta lacrime versate.
Spensieratezza di bambino
e riscoperte emozioni
tornano vivaci e schiette
a colmar di gioia vera
certezze deluse e tradite realtà.
L'incanto puro della mente
lascia al cuore spazi, separati
da barriere irraggiungibili.
Ma il cuore canta, il cuore balla
musica soave di vera voluttà.
venerdì 5 settembre 2014
METAFORA DELLA VITA - ITACA di K.P. KAVAFIS
ΙΘΑΚΗ
Σα βγεις στον πηγαιμό
για την Ιθάκη,
να εύχεσαι νάναι μακρύς
ο δρόμος,
γεμάτος περιπέτειες, γεμάτος
γνώσεις.
Τους Λαιστρυγόνας και τους
Κύκλωπας,
τον θυμωμένο Ποσειδώνα μη
φοβάσαι,
τέτοια στον δρόμο σου ποτέ
σου δεν θα βρείς,
αν μέν’ η σκέψις σου
υψηλή, αν εκλεκτή
συγκίνησις το πνεύμα
και το σώμα σου αγγίζει.
Τους Λαιστρυγόνας
και τους Κύκλωπας,
τον άγριο Ποσειδώνα
δεν θα συναντήσεις,
αν δεν τους κουβανείς
μες στην ψυχή σου,
αν η ψυχή σου δεν
τους στήνει εμπρός σου.
Να εύχεσαι νάναι μακρύς
ο δρόμος.
Πολλά τα καλοκαιρινά πρωϊά
να είναι
που με τι ευχαρίστησι, με τι
χαρά
θα μπαίνεις σε λιμένας
πρωτοειδωμένους·
να σταματήσεις σ’
εμπορεία Φοινικικά,
και τες καλές
πραγμάτειες ν’ αποκτήσεις,
σεντέφια
και κοράλλια, κεχριμπάρια κ’ έβενους,
και
ηδονικά μυρωδικά κάθε λογής,
όσο
μπορείς πιο άφθονα ηδονικά μυρωδικά·
σε
πόλεις Αιγυπτιακές πολλές να πας,
να
μάθεις και να μάθεις απ’ τους σπουδασμένους.
Πάντα στον νου σου
νάχεις την Ιθάκη.
Το φθάσιμον εκεί
είν’ ο προορισμός σου.
Αλλά μη βιάζεις
το ταξίδι διόλου.
Καλλίτερα χρόνια
πολλά να διαρκέσει·
και γέρος πια ν’
αράξεις στο νησί,
πλούσιος με όσα
κέρδισες στον δρόμο,
μη προσδοκώντας
πλούτη να σε δώσει η Ιθάκη.
Η Ιθάκη σ’ έδωσε το
ωραίο ταξίδι.
Χωρίς αυτήν δεν θάβγαινες
στον δρόμο.
Αλλο δεν έχει να σε δώσει
πια.
Κι αν πτωχική την βρεις,
η Ιθάκη δεν σε γέλασε.
Ετσι σοφός που
έγινες, με τόση πείρα,
ήδη θα το κατάλαβες
η Ιθάκες τι σημαίνουν.
ITACA
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un
sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo
corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
né nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che
gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d'ogni sorta; più profumi
inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e
che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos'altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo
Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua
esperienza addosso
già tu avrai capito
ciò che Itaca vuole significare.
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